I meccanismi dell’emotività schizofrenica

Uno dei miei più antichi e ricorrenti deliri riguardano il rapporto che nel mio cervello si è venuto a creare fra le feci e i momenti più profondi, sconvolgenti, della vita. Come se in me si fosse instaurato un legame psichico fra queste due componenti che nulla hanno a che fare l’una con altra. Mi ricordo che quando ero più piccola ogni volta che spegnevo le candeline su una torta di compleanno, ogni volta che mio padre mi comprava un giocattolo nuovo senza preavviso, ogni volta che ero dispiaciuta per la perdita dell’ennesimo bengalino (ogni bengalino della mia vita è morto sempre per cause diverse e in maniera differente dal precedente, ) ecco che, ero posseduta dalla visuale di un ometto cinese che nello stesso istante, stava seduto a contemplare “L’arte della guerra” di tzun tzu sulla tazza del cesso accompagnando pacificamente il fatidico e maleodorante “plof”. Il che non è prettamente un “delirio” o “pura immaginazione” perché come è statisticamente provato che in Africa muore un bambino ogni tre secondi e in occidente una donna partorisce ogni uno, anche le persone che danno libero sfogo ai loro bisogni fisiologici hanno una loro statistica, e la statistica è: pressoché presente. Vale a dire sempre. In ogni momento della vita, ogni frazione di secondo, persino la frazione eterna nella sua storicità che rese celebre il centometrista Carl Lewis fu scandita da milioni di “plof” all’unisono. Ovviamente Carl Lewis in quel momento non ci pensò. Ma io si. Il risultato col tempo è che le mie strane “visioni” hanno abbandonato il solo individuo di etnia orientale (non so bene spiegare il motivo di questa mia preferenza) per abbracciare l’intera popolazione mondiale. Dall’eschimese dietro l’igloo travolto dalla bufera artica, al giamaicano rasta fra le coltivazioni proibite, che, nello stesso preciso istante, via via con il resto del mondo, è intento nell’atto di defecazione. Di enorme rilevanza è l’ ineccepibile fatto che le mie involontarie (e molte volte indesiderate) intrusioni nei cessi altrui si manifestavano conseguentemente ad un evento emotivo di forte entità. Come per esempio, parlando di tempi più recenti, l’improvvisa morte di un familiare, un insuccesso personale, ma anche un amico che si disperava per una subita disgrazia. Ed ecco che l’evento emotivo mutava, si deteriorava, fino a perdere quasi significato di fronte all’ ironica (e allo stesso tempo drammatica) immensa molteplicità della vita. Non è affatto raro, che ancora oggi, anche se le “visioni” sono quasi del tutto sparite, di fronte ad un cadavere nella tomba, a un fallimento personale, a un amico che piange sfogando il suo dolore, io non riesca a trattenere una sonora e altisonante risata. Persino in questo istante, come nell’istante in cui il proiettile di Donato Bilancia penetrava il corpo della sua prima vittima, come nell’istante del fatidico “si, lo voglio” della promessa sposa, nell’istante in cui soppesi ogni sillaba che stai leggendo su questo monitor, l’istante in cui pensi: “questa è totalmente fuori di testa” ecco che la visione dell’incessante e colossale valanga di merda umana seguita dall’inconfondibile “plof” si materializza su di te, inonda ogni vissuto personale e significativo producendo l’effetto ultimo: stai ridendo sotto i baffi. A convalidare questa invalidante teoria con mia somma soddisfazione.

I meccanismi dell’emotività schizofrenicaultima modifica: 2007-07-24T22:45:12+02:00da folledelempicka
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